Posts Tagged ‘Messina

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Giu
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MESSINA SKETCHBOOK

Si è conclusa con grande successo di pubblico la mostra Messina Skethcbook, presso la Galleria Arte Cavour di Messina.

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Mag
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la limonata al sale a messina

scheda chioscoridcon testo

07
Feb
15

I mercati a Messina: Vascone

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One of the busiest markets of Messina is the “Vascone” (literally “deep basin”), which is located in an area adjacent to the Grand Cemetery, where a contrast between life and death mixes the cries of the vendors and the silence of the tombs. Inside you can find everything: from the sellers of fruits and vegetables, to those of meats and cheeses, to the sellers of fish and meat. Among the chaos at the stalls, all can be found, according to the periods, the colourful fruits typical of the area, such as white figs and “winter” figs, the mulberry, the meline (small apples) and blood oranges from Etna, peaches Mojo, Interdonato lemons, watermelon, prickly pears, or any vegetables, such as Pachino tomatoes and cherry tomatoes, “minestra selvaggia” (wild vegetables), the scarola (curly lattuce), broccoli, long pumpkins, purple cabbage, borage, the “mulincianedde” (small aubergines) to fill and bake in the oven. In the stalls of egg vendors you can also see live chickens, used as a message of freshness of their eggs.

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In the most upstream area, and at the “right” time, you can find the fish coming from the Strait and the Aeolian Islands, albacore , swordfish, Mediterranean spearfish, kingfish, squid, belt fist, horse mackerel, whitebait, etc.., Although now a day most of the fish seems coming farer from our Mediterranean sea, being lucky you may find, at the specialized stalls, the mussels and clams grown in the small lakes of Ganzirri, however only during the months with the “r”. All these products are at the base of main dishes in the Messina’s cuisine, such as involtini di spatola or pesce spada (roulades of belt fish or swordfish), cozze scoppiate (open and baked mussels filled with spiced breadcrumb), calamari ripieni (filled squids). However, my memories go to the market of “San Paolino”, which occupied, until a few years ago, the most upstream via Santa Cecilia. Blocked to traffic in the morning, the market was organized with giant red umbrellas that stood out, with a good glance, on the lava stone paving, made shiny and slippery by chilled water thrown by the fishmongers on the wooden boxes to refresh the fish inside. My father took me there as a child to help him do the shopping and there I learned to recognize fresh produce and sellers’ little tricks.

16
Ago
14

messina: cibo di strada

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Street food: Dajuni

If, passing at the Monumental Cemetery in Messina, at Via Catania, you find yourself dipped in a thick layer of smoke, acrid smell of grilled meat, you are definitely closer to a kiosk of “dajuni”, a sort of street barbecue where they serve, unceremoniously, a mixture of entrails and offal of bovine origin (being accurate, intestines, testicles and breasts), whose effective cleanliness is better not to investigate. “Dajuni” which derives from fasting, says a lot about the origin of this dish, popular in the past among people too poor to afford eating meat. The customers consume it strictly warm, standing in front of the kiosk, served in a paper wrap with the right amount of salt, a piece of lemon and a “menza bira” (literally “half beer”, means 33cl bottle). Providing not to ask yourself what you’re eating, the taste is very good. Among the kiosks where you can taste, the most “famous” is “Lulli” besides the cemetery where, yet in the afternoon, you can see groups of customers (mostly men), in line to taste this delicacy.

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Street food: Granita

An experience not to be missed when it comes to Messina is a good granita. They come in all different flavours all delicious, coffee , strawberry, lemon, mulberry, but the typical granita in Messina is the one with cream and brioche, commonly known as “menza ca’ panna” best if eaten in the street bought from one out of the many Ape van, the locally called “Lapa”, that during the summer lurk around strategic points of the city . The most famous “Lapa” is the “Tedesco’s”, located at the crossway between Viale Europe (also known as, the elders remember, ponte Americano) and Via Cesare Battisti. Here at a nominal price is possible to taste one of the best granita in Messina, surrounded by crowds of customers all a myriad of scooters that, just to taste this delicacy, scamper on each side making the already chaotic traffic of Messina even more difficult. If you are not attracted by the “hard” experiences, you can enjoy a good “menza ca panna” and brioche in almost every bar in Messina, maybe sitting at Piazza Cairoli or in front of the sea. There are many theories about the proper way to eat it: there are those who prefer to soak the “heads” of brioche directly into the cream and enjoy granite at a later time, who immediately mix the two ingredients with a spoon, creating a mousse where to dip the brioche, who does a little and a little. You can say that every genuine Messina’s citizen has developed its own method.

04
Feb
11

IL GRANCAMPOSANTO DI MESSINA

The Messina Gran Camposanto, in Sicily,  is one of most beautiful italian cemetery. It was built between 1865 and 1872 by architect Leone Savoja and contains many sculpture that reflect use, specialy during the nineteenth century, to put the deceased statue’s over the grave.

Una visita alla città di Messina povrebbe iniziare dal suo cimitero monumentale, tra i più importanti d’Italia e tra i luoghi più suggestivi della città. Oltre ad essere un posto da visitare per la bellezza delle steli e delle architetture funebri in stile eclettico, il Gran Camposanto, costruito tra il 1865 e il 1872 da Leone Savoja, è uno dei pochi spazi verdi della città “…il più bel giardino di Messina” dove, tra pini secolari, è possibile trovare un po’ di tranquillità in un’atmosfera fuori dal tempo.

Partendo dall’ingresso principale un grande parterre, attraverso un piano inclinato al cui centro è posta una grande vasca, ci introduce alla grandiosa prospettiva il cui punto focale è costituito dalla cappella della confraternita degli Azzurri.

Distribuite lungo i percorsi laterali e sui viali principali troviamo le tombe monumentali dedicate alle personalità di spicco della Messina di metà ottocento e novecento e al ricordo degli eventi nefasti, come il terremoto del 1908 e le due guerre mondiali. Seguendo le mura perimetrali ci si può soffermare davanti ad alcuni campi di tumuli monumentali sui quali si ergono le chiome dei pini secolari e in cui, in alcune giornate, si riesce a cogliere lo scricchiolio dei rami e il cinguettio incessante degli uccelli.

Se dall’entrata centrale seguiamo il viale a sinistra, poco prima dell’ingresso di S. Cosimo incontriamo un campo abbandonato tra le erbacce su cui si levano austeri sepolcri, lapidi e piramidi. E’ il “Cimitero degli Inglesi”, una parvenza del più grande cimitero per stranieri che sorse tra la fine del ‘700 e l’inizio della seconda guerra mondiale sulla penisola di S. Ranieri e dal quale provengono le sepolture più importanti. E’ un luogo intriso di un romanticismo di matrice europea, importato a Messina da quegli stranieri che, prima a causa delle guerre napoleoniche, poi per aver intrapreso delle attività commerciali, si stabilirono a Messina tra il XXVIII e il XIX sec.
Da qui parte una scalinata che porta in cima alla collina dove si trova il luogo più bello del gran camposanto, un campo di tumuli monumentali risalenti alla metà del XIX sec., sovrastato dalle cuspidi neogotiche del cenobio, popolarmente detto “il conventino”.
Sono tombe di professionisti, nobili e borghesi, un “insigne criminalista”, un colonnello della guerra di Crimea, un imprenditore sotto al cui monumento piange un “inconsolabile” operaio, il bel principe di San Teodoro, morto in giovane età. Da questo luogo, complice la sacralità del luogo, la visione dello Stretto, che si estende da Capo Peloro fino alle estreme propaggini calabresi è quasi commovente. 

In mezzo alle tombe dei notabili, un po’ appartata, si nota la deliziosa stele a bassorilievo che descrive una scena di bottega di un umile barbiere del tempo e l’antica usanza, protrattasi fino al dopo guerra, di cavare all’occorrenza i denti malati ai propri clienti, una sorta di dentista ante literam.

Ridiscendendo la collina verso l’ingresso principale, ci troviamo su un grande viale fiancheggiato da cipressi ai cui lati sono collocate le tombe risalenti al periodo bellico. Da bambina, nel giorno della commemorazione dei defunti, non mancava mai una visita alla tomba del “marinaio” caduto durante la battaglia di punta Stilo. Mi colpiva la figura a grandezza naturale del giovane con la divisa strappata che si appiattisce sulla pietra tombale esalando l’ultimo respiro, al pari di un Galata morente, mentre alle sue spalle, scolpita a bassorilievo, si svolge la scena della battaglia navale.

Al di sotto del viale dei cipressi, si trova uno dei monumenti architettonici più importanti dell’intero Gran Camposanto, solo in parte realizzato e incomprensibilmente in stato di abbandono: il famedio. E’ un loggiato in stile neoclassico dedicato alle figure storiche del Risorgimento a Messina, tra cui lo storico liberale Giuseppe La Farina il cui monumento sepolcrale, vegliato da una figura femminile che rappresenta la patria, è posto al centro del loggiato. 




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